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Incontenibile danza d’energia

Non c’è certezza di identità di figure umane o cose nella pittura di Angela Asatryan. Eppure nelle loro astrazioni le opere dell’artista armena non mancano di riferimenti concreti.  E’ come spogliare degli aspetti inutili, effimeri la realtà, per ricondurla ad essenza di pensiero e immaginazione che meglio riesce ad esprimere stati d’animo, memorie, fantasie e partecipazione affettiva della giovane pittrice. Un’operazione di sintesi che esalta alcuni particolari di senso sospeso, che pure assumono un ordine strutturale scandito da cromie segniche irrelate ai dati dell’esperienza personale. L’artista riesce a conferire una singolare fisionomia al quadro, nell’incontro tra differenti linguaggi di variabili impianti irregolari, capaci di esaltare la luce e il movimento.

Non si può parlare di pittura informale, perché anche la gestualità è controllata, tenendo viva l’intima tensione germinale dell’immagine che si fa indefinita, non disponibile ad una lettura univoca, anche se il ricordo di una nota rappresentazione non viene mai cancellato. E’ il colore a sostenere, rivelando la vita interiore delle forme, il pulsare e il brivido della vita registrati nelle quattro stagioni, in un paesaggio (Venezia) che, per troppa ammirazione e intenso  amore, assume connotazioni persino oniriche.

La rappresentazione si nutre di sentimenti, di ricordanze di eventi o di semplici vicende quotidiane, ma si fa testimonianza del fluttuare di motivi interiori dilatandone la presenza in una struttura che non rinuncia ad un ordine sostenuto dalla severità di una ricca distribuzione cromatica, in un contrasto di colori forti che talvolta si accendono nel rapporto con le oscurità “informali”. Strisce di tenebre campeggiano, in un’alternanza ritmicamente modulata di spazi animati, al centro del quadro che si offre anche come eleborazione di processi mentali, con rimandi alla crocifissione, a rituali laici, a metamorfosi dell’uomo, a città inquietanti che si stagliano in un orizzonte lontano.

Ben determinata è la fisionomia dell’opera che diventa suggestiva, fluida, incantatoria, con elementi selettivi di espressione simbolica che trattengono un senso di attesa, di mistero. L’artista punta ad una fantasia costruttiva, ad una disincatata visione delle cose, in cui cerca la profondità della sostanza interiore. Apre finestre sullo spettacolo dell’esistenza per rintracciare l’oscuro legame di corrispondenze e di opposizione tra la natura e l’uomo, costantemente diversi e mutevoli, di cui solo le immagini dinamiche, che sfuggono alle regole accademiche, possono dare la dimensione. E ciò si avvera in un tripudio cromatico e in una variazione di rapporti prospettici, idonei ad evocare la vita sotto l’apparenza di tanti frammenti che sembrano inscenare una incessante danza di energia.

Alcuni critici hanno trovato relazioni tra il lavoro di Asatryan e quello di Corpora, Afro, Tancredi.  Le contaminazioni sono possibili in quanto l’artista ha la vocazione a nutrire di arte contemporanea le sue conoscenze. Ma la sua pittura si afferma anche come costante rivelazione della cultura armena (formazione all’Accademia di Yerevan), di una sensibilità delicata “folgorata” da sempre nuove scoperte.

Michele Fuoco

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